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5月29日 The night Hank Williams came to town"Non mi piace proprio questo modo di vivere
Sono stanco di fare io tutte le concessioni
Do tutto me stesso, mi siedo e desidero ardentemente
E non ricevo amore in cambio
E non mi piace proprio questo tipo di vita.
Perchè mai dovremmo stare insieme?
Ci innervosiamo e ci scontriamo sempre
Tu non hai mai saputo di essere in errore
E io non son mai stato nel giusto;
Dimmi dove pensi che stiam andando
Perchè io non ho modo di saperlo
Quando le cose vanno male, tu prendi la tua strada
E mi lasci qui, a pagare e pagare ancora
E non mi piace proprio questo modo di vivere.
Proprio non mi piacciono le cose che fai
Il tuo malvagio cuore sarà la tua rovina
Quando le cose iniziano ad andare senza problemi
Tu tu prepari bene a colpire e te la prendi con me
E non amo proprio questo tipo di vita.
Dicono che la via dell'amore è lunga
Ruvida e rocciosa
Ma se questa strada non inizia a diventare più semplice
Penso di averla già percorsa abbastanza;
Perchè non ti comporti da persona un pò più matura
E ti togli questa scheggia dalle spalle?
Te l'ho detto una volta, ora te lo dirò due volte
Faresti meglio a trattarmi bene
Perchè proprio non mi piace questo modo di vivere."
("I just don't like this kind of livin'")
Se ne andò silenziosamente. Come una stella cadente, incendiò il cielo e lo rese color porpora. Non troppo giovane, di certo troppo poco anziano per morire. Qualcuno raccontò la sua storia, qualcuno pianse. Proprio come aveva fatto lui. Cantava, già, con una voce acuta, squillante. Lamentosa e a volte volutamente stonata, come impone lo stereotipo del country.
Soprattutto raccontava; un cantastorie, insomma. Hank Williams, e la sua chitarra. E un contorno di fisarmoniche a fiato. La sua musica non andrebbe ascoltata dopo le cinque del mattino; le sue sono poesie sulla vita, raccontano del lavoro, delle sofferenze, delle difficoltà quotidiane. Dell'amore. Il giorno è la loro ambientazione. La notte è la fascia temporale dove andrebbero ascoltate.
Il tempo. Il tempo esite, poichè invecchiamo. Ma le unità di misura con le quali lo frammentiamo, sono chiaramente delle mere convenzioni. Imposte e accettate dai più. Sarebbe meglio cambiare, quindi, il nostro concetto di tempo. Anzichè suddividerlo anno per anno, potremmo spezzettarlo ogni 50 anni. Tanto da dire, che le canzoni di Hank siano state scritte l'anno scorso. O ieri. E non saremmo lontani dalla realtà: l'attualità di certo non manca negli jodel tremolanti del poeta campagnolo maledetto. Basterebbe una canzone a sublimare l'opera e il talento di questo Williams ("I'm so lonesome I could cry"), basterebbe ascoltarne un'altra a lui dedicata ("The night Hank Williams came to town") per apprendere quanto la figura di Hank prima, e il suo fantasma poi, siano stati così determinanti per la canzone popolare degli Stati Uniti.
Attualmente in pochi ricordano il pettirosso dell'Alabama, sicuramente perchè è un fenomeno troppo americano e forse troppo lontano nel tempo; ma non importa. Era e rimane una leggenda. E come tutte le persone divenute "leggende" nel campo della musica, si è spenta in modo stupido ed esecrabile. Purtroppo, per quanto possiamo riuscire nella vita, per quanta gloria possiamo ricevere, rimaniamo inequivocabilmente legati alla nostra fragile natura umana, fatta di vizi, debolezze, paure e bassezze.
Canton, Ohio, non era così lontana. Quel palco rimase vuoto, nessuno cantò quella sera. Quell'uomo alto, allampanato e ossuto, con il ghigno da fuorilegge ma un volta da brava persona del popolo affamato, fu vittima dei suoi vizi. La morte a volte arriva a bordo di una Cadillac, mentre sei preda delle anfetamine.
28 maggio. Lunedì. Un altro giorno di pioggia
h: 16:34 Alessio Diazzi
5月6日 Floyd Cramer"già, da quando la mia piccola mi ha lasciato,
ho trovato un nuovo posto dove abitare.
sta in fondo alla via solitaria all' hotel dei
cuori spezzati.
tu mi hai reso cosi' solo piccola,
io sono diventato cosi' solo,
io sono diventato cosi' solo che potrei morire.
gia' benche' sia sempre affollato,
puoi trovare qualche stanza
dove gli amanti dal cuore infranto
piangono sul loro dolore.
tu mi hai reso cosi' solo piccola,
io sono diventato cosi' solo,
io sono diventato cosi'solo io potrei morire.
già, le lacrime dell'addetto all'ascensore
continuano a scendere, e l'uomo della
reception è vestito di nero.
già loro sono da lungo tempo nella via solitaria
loro non guarderanno mai indietro.
tu mi hai reso così solo piccola,
io sono diventato così solo,
io sono diventato così solo che potrei morire.
e se la tua piccola dovesse lasciarti,
e tu hai una nuova storia da raccontare
fai un salto in fondo alla via solitaria
all'hotel dei cuori spezzati"
La chiave di tutto, è Floyd Cramer. Questa canzone sembra perfetta per un giorno così. Non un brutto giorno, solo un giorno di pioggia. Un giorno di pioggia chiaramente grigio e ottuso che mal si sposa con il contesto climatico delle ultime settimane, che ci aveva già offerto... l'estate. Ma è così. Perchè lamentarsi? In ogni caso dobbiamo prendere quello che viene. Dobbiamo sempre prendere quello che viene. Non è questione di rassegnazione. Non è mancanza di spina dorsale nei confronti dei fatti della vita. E' semplicemente ciò che possiamo fare. A prescindere dal nostro carattere, dal nostro stile di vita. C'è un grosso equivoco alla base di tutto, alla base del nostro (e parlo della solita maggioranza) modo di considerare l'esperienza terrena: crediamo di poter decidere ogni singolo aspetto dell'esistenza, e di fronte alle avversità, o semplicemente a un imprevisto, tiriamo in ballo il destino. In realtà possiamo solo decidere il migliore tra i compromessi da seguire. Viviamo di compromessi, principalmente fatti a noi stessi.
La chiave di tutto è Floyd Cramer. Questa canzone è perfetta per un giorno così. Non un brutto giorno. Non in modo particolare; solo un giorno di pioggia. Ora, da pochi minuti, con temporale. A dir la verità, questa canzone è perfetta anche per altri giorni: i famosi giorni storti, i famosi giorni cupi, dove hai il cuore che pulsa ancora di forti emozioni e la testa piena di dubbi e lancinanti domande. Sì, i giorni nei quali fuori tutto va in direzione contraria al tuo dolore: è caldo, c'è il sole, la gente ti sembra allegra, o almeno in pace con se stessa (perchè in fondo nulla o quasi è come sembra, e ognuno di noi ha i propri tormenti). Sì, è caldo, e tu vorresti avere il ghiaccio nel cuore. O il cuore sotto ghiaccio. E invece brucia, regalandoti una sorta di maledetta febbre, che non smette di affossarti giorno dopo giorno. Il ghiaccio, generalmente arriva. Ma arriva dopo...
La chiave di tutto è Floyd Cramer. Questa canzone è veramente perfetta per un giorno così. Un giorno di pioggia. Floyd, con il suo piano rullante, regala blues a un pezzo di per sè già blues. E dona un'aria assurdamente allegra alla canzone: le dita sapienti di Floyd evocano la pioggia. Una pioggia di note magistralmente eseguite, che volutamente stridono con il testo macabro del pezzo. Heartbreak Hotel, già. Un pezzo di cinquanta anni fa, che a mio avviso non sfigurerebbe in un moderno lounge bar, dove l'ambient conta molto di più di quello che ti servono da bere. Una canzone molto "urban", sebbene sia stata scritta a Nashville, praticamente a una maestra di paese, che si ispirava a un fatto di cronaca (un suicidio di un teen-ager appena mollato dalla sua ragazza) letto sull' "Herald Tribune". Una canzone, un lamento, una richiesta d'aiuto. Anzi, d'ascolto. La gente che non torna indietro dalla via solitaria vuole almeno essere ascoltata. L'hotel dei cuori spezzati, un "posto non-posto". In fondo a una "via non-via". L'hotel dei sofferenti per pene d'amore. L'hotel dei suicidi, dove si può trovare, forse, la possibilità di essere ascoltati, senza essere giudicati, o peggio, condannati. E piove. Piove. Oltre il vetro, piove tra le strofe lamentose e auto-commiserative di questo blues; piove grazie a Floyd Cramer, che sfiora i tasti del languore, della disperazione, in un modo nuovo, quasi gioioso. Sembra un'allegoria: come le "danze macabre medievali" o "i trionfi della morte". I famosi dipinti medievali riproducevano orde di scheletrelli ambulanti intenti in balli, appunto, o semplicemente in operazioni quotidiane. Non può sfuggire il lato tristemente comico della questione: morti che svolgono azioni da vivi, scandite da un tempo preciso, come tutte le cose dei vivi, loro che esulano dal concetto di tempo, poichè lo hanno già varcato seguentemente alla loro condizione!!!
Floyd Cramer. Questa canzone è perfetta per un giorno così. E' perfetta per un qualsiasi giorno di pioggia di cinquant'anni fa, nella nebbiosa e fumosa New York. E' perfetta. E la chiave di tutto è Floyd Cramer. Non il basso rullante di Bill Black, né la chitarra elettrica di Scotty Moore. E forse nemmeno la voce calda e disperata di Presley, che la interpreta. Floyd, le sue dita, il suo piano. E' un contrasto. Come la vita del resto. La vita si regge su contrasti, su azioni e contropartite.
Floyd è la chiave di tutto. Questa è una canzone perfetta per un giorno così. Questa semplicemente non è una canzone. E' una storia. E' un lamento, che giunge direttamente dall'aldilà. La voce dei morti. Il blues è un regalo, che loro ci fanno. Ascoltiamo tutto ciò che hanno da dirci. Può servire. Il blues è un regalo. E' la via di salvezza.
Floyd Cramer è la chiave di tutto. E' una canzone perfetta per un giorno così. Per molti giorni così. Per tutti i giorni. Per tutto il nostro tempo. Per tutti. Non un giorno triste. Un giorno di pioggia. La pioggia. La pioggia è un regalo. Le lacrime del cielo, che bagnano i vivi. Questa è una canzone perfetta... e mio Dio, sono pazzo. Sono pazzo se taccio. E non dico che è perfetta per tutti i cuori spezzati di sempre. Piangi, urla, soffri, ama... vivi.
E se hai una storia da raccontare, all'hotel dei cuori spezzati, potrai farlo. Mi raccomando però: in fondo, questo è solo un vecchio blues. Quando arrivi in fondo alla via, non importa bussare. Ti accoglieranno. E il tempo passerà veloce. E loro vorranno trattenerti, è gente sola. Tu ringraziali, voltati e scendi le scale. Non perdere di vista la strada del ritorno.
Alessio Diazzi
05/05/2007 h:20:00
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